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L'arte di Cirillo è un graffio profondo sulla nostra quotidiana realtà. Luther Blissett
arte
Sulla mostra "Fra sogno e realtà"
12 maggio 2011

Sulla mostra Frasogno e realtà tenuta al Museo Dac di Diamante dal 16 al 26 aprile 2011

Una critica di FrancoMaiolino assessore al turismo Comune di Diamante

 

“ Cosa voglio esprimere con la mia opera? Niente di diverso da quelloche ogni artista cerca: raggiungere l’armonia tramite l’equilibrio dei rapportitra linee, colori e superfici. Solo in modo più nitido e più forte.” ( PietMondrian)

 

Tra Sogno e Realtà, e' questo il titolo della Mostra dipittura che si è tenuta al Museo DAC dal 15 al 26 Aprile, che ha proposto aituristi di Pasqua e (ri)proposto a noi, oltre 50 opere pittoriche di due dei più interessanti artisti diDiamante. Chi ha curato la rassegna ha voluto con quel vs evidenziare propriol'incontro/scontro che è poi sostanzialmente un proficuo confronto tra dueartisti molto diversi per generazione, stile, tematiche e contenuti. Il sogno e la realtà invece è patrimoniodi entrambi, perchè sia Francesco che Marco, srotolano il loro percorsoartistico in una alternanza onirica e reale che rende difficile decifrare sesia più sognatore e visionario Marco con le sue iperboli cromatiche o Francescocon i suoi flash in chiaro-scuro. Ho visitato la Mostra alla sua aperturarestando piacevolmente impressionato dal complessivo colpo d'occhio che il DACriportato alla sua naturale vocazione offriva, impreziosito non solo dai quadrialle pareti ma da uno straordinario , estemporaneo e sinergico allestimento cheMarco e Francesco hanno voluto fare al centro del salone, utilizzando unagigantesca quinta dipinta da Cristina Crisafulli, inerme e statica natura,sovrastata da una bandiera della pace contrapposta ad inquietanti bidonitracimanti scorie tossiche di venefiche schiume. Ho riconosciuto subito lavoglia di Francesco di contestualizzare/utilizzare anche questa occasione perproporre/testimoniare/provocare alcune delle tematiche che hanno segnato il suopercorso non solo artistico ma anche di impegno sociale, ambientale e politico.Di Francesco in effetti sappiamo un po’ tutto , ambientalista convinto,giornalista, scrittore con particolare attenzione al recupero della memoria edelle tradizioni, polemista, fotografo, muralista, direttore di questogiornale;   nasce artisticamente comegrafico e vignettista satirico. Nel corso di circa quarantanni ha esploratodiverse tecniche pittoriche  rimanendoperò ancorato fortemente    al trattoessenziale del grafico-pubblicitario, al bianco e nero dell’inchiostro di chinae della pellicola fotografica, alla provocazione satirica che affonda le radicinella satira grottesca e irriverente che da Grosz a Otto Dix giunge a Stainoed  Altan.  I quadri di Francesco, ancora una voltaripropongono una realtà fatta di Ciminiere che rimandano a Marghera e all’Italsider delle lotte operaie degli annisettanta e che non sono soltanto simboli di un’ archeologia industriale come potrebbe sembrare, ma attuali e incombentiossessioni di uno status operaio che ancora oggi arranca tra i timori dellaperdita del lavoro e il rischio di perdere la vita come  alla Thissen Krupp.  Ci sono poi le donne che sono soprattutto lemadri del sud e le Addolorate della Via Crucis, e ci sono i Caimani della politica gli Squali dell’economia, iCardinali, gli Speculatori, gli ‘Ntranghetisti raffigurati, come in ogni epocaed in ogni stile, con i loro  ventripingui, le loro barbe ispide, gli occhi avidi, le mani ad artiglio protese su uomini e cose, sulla natura e sullacultura. Nelle tele di Francesco, la cui rappresentazione della realtà èvolutamente giocata sui grigi ( il colore del cemento, dei fumi industriali,della nebbia, del filo spinato di Auschwitz )  si  intravede un barlume disperanza nei guizzi di colore, il rosso e blu, che diventano mano mano, primauna scritta provocatoria sui muri , uno slogan di lotta, e poi diventanoparola, un microcosmo della  vita,forse  un sogno.., un sogno da riporre sotto una campana di vetro, quasi una preziosissima reliquia, Sono certo cheFrancesco, con la sua bella faccia a

metà tra Dalì e Quixote, sognatore a colori in una realtà inbianco e nero, prima o poi ci regalerà un bel quadro policromo. 

Ho visto per la prima volta i quadri di Marco De Angelisalcuni anni fa, quando  impreziosivano lepareti del Ristorante Lo Scoglio del papà Salvatore, dove accanto al gusto delpesce fresco, appagavo anche la vista di queste straordinarie macchie di coloreche la mia memoria di accanito lettore di libri d’arte  rimandarono subito all’Astrattismo del movimento non figurativo dell’Espressionismotedesco”  Der Blaue Reiter” di Kandisky,Paul Klee e Kasimir Malevich.  I quadridi Marco sono generalmente di grandi dimensioni, spesso presentano simmetrie especularità,, labirinti e ripetizioni, simboli alfanumerici e scale cromatiche,il tutto apparentemente casuale, ma conoscendo un poco Marco, tuttoprofondamente frutto di una grande sensibilità ed interiorità criptati da unlinguaggio pittorico estremamente suggestivo ed intrigante. Nella Mostra alDAC,  mi sono soffermato su un grandequadro a forma di Icona Bizantina in cui su uno sfondo di ori e blu siaffastellano i mostri della fantasia che si inseguono o si rifuggono. Marconon  ha dato un titolo alle sue opere masi è lasciato scappare che molti delle tele esposte al DAC sono dellePreghiere, ma non si intravede nessuno dei simboli o segni delle religioni, aldi fuori, forse, di quello che può sembrare una croce ma che può essere unaspada, un trocar, un incrocio, un dubbio,un’incognita,  un incontro. Ci sono in tutta la mostra,soltanto due elementi figurativi, e sono due volti di donna o meglio di unadonna e una madonna, ed anche in questo caso, ritorna prepotentemente il temadel sogno e della realtà che ci fa collocare l’opera di Marco in una dimensionepiù intimista, più personale, anche più sofferta di quella di Francesco chealla sofferenza  dà invece una dimensionecollettiva e sociale. Se Francesco fa parlare soprattutto  gli altri con un linguaggio immediato ecomprensibile, Marco parla soprattutto agli altri, ma volendo parlare di séstesso utilizza un linguaggio cromatico tutto da decodificare. Oltre allepitture, di Marco, destano interesse e curiosità alcune opere, quasiquadrisculture, realizzati con una tecnica mista eco-sostenibile, utilizzandomultimateriali di recupero o oggetti di uso comune come legno, stoffa, plasticae metalli. Da tali assemblaggi vecchi utensili e materiali si ricompongono  prendendo consapevolezza della propriaessenza e trasmettendo allo spettatore due livelli di armonie. Una, quelladell’equilibrio dei rapporti tra linee, colori e superfici necessaria acomprendere  qualcosa dei quadri, laseconda, più nitida e più forte e più recondita, ma non da tutti percepita,necessaria  a comprendere qualcosa diMarco.


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permalink | inviato da francesco cirillo il 12/5/2011 alle 7:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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